Come abbassare il tasso di abbandono dei carrelli sul tuo shop digitale?

Questo è un punto fondamentale per avere successo nel tuo percorso di vendita online. Se vuoi portare il tuo e-commerce al successo devi imparare a ridurre il tasso di abbandono dei carrelli. Il motivo?

ridurre il tasso di abbandono dei carrelli

È semplice: la maggior parte di questi casi possono essere recuperati. Addirittura anticipati. Infatti, anche se è vero che è elevata la percentuale di clienti che lasciano un acquisto a metà – 70.19% – possiamo confermare che con le giuste attenzioni il problema si riduce. E se c’è una parte di potenziali clienti che abbandona il carrello durante il checkout si può tentare il recupero attraverso tecniche di:

  • Remarketing.
  • Retargeting.

Basta la giusta pianificazione in termini di email marketing e campagne ADV. Qualche consiglio in più? Continua a leggere per scoprire in che modo ridurre il tasso di abbandono dei carrelli su un e-commerce.

Per approfondire: usa le mappe mentali per il tuo business

Devi creare un sito web semplice e funzionale

La base di partenza per ridurre il tasso di abbandono dei carrelli in un e-commerce: la qualità del prodotto finale, ovvero del sito web. Chi è abituato a realizzare portali rivolti alla vendita online sa di cosa stiamo parlando. Ogni dettaglio deve essere curato e ottimizzato, soprattutto quelli che ruotano intorno alla fase del checkout. Ovvero il pagamento, il riepilogo degli ordini e la visualizzazione dell’importo.

Sai quali sono le principali cause che fanno salire lo Shopping Cart Abandonment Rate (ovvero il tasso di abbandono dei carrelli di un e-commerce)? La risposta è semplice: il sito ha dei problemi.

  • Non si carica bene.
  • Ha delle pagine in 404.
  • I tempi di upload sono lenti.
  • Ci sono link che non funzionano.

Tutto questo senza dimenticare l’eventuale problema tecnico in termini di hosting, con delle fasi di downtime che possono mettere a serio rischio i pagamenti effettuati sul tuo sito rivolto alla vendita online.

Con un sostanziale aumento dei carrelli abbandonati se queste fasi si ripetono nel tempo. Come risolvere questo punto? Devi affidare la realizzazione dell’e-commerce a un’agenzia specializzata, in grado di dare al tuo shop online tutte le risorse necessarie. A partire dalla scelta dell’hosting a quella del tema.

Cura la comunicazione del tuo e-commerce

In primo luogo abbiamo la presenza di un prezzo maggiorato rispetto a quello che era stato preventivato a causa di IVA, tasse, spese di spedizione, commissioni varie. Poi abbiamo fasi di checkout troppo articolate, necessità di creare un account per procedere con il pagamento, informazioni mancanti, metodi di pagamento poco flessibili. Ad esempio, non puoi procedere se non hai l’opzione PayPal o Postapay.

Tutto questo significa che per ridurre lo Shopping Cart Abandonment Rate devi fare in modo che tutto sia chiaro. Il sito web non deve solo funzionare bene, ha anche un altro obiettivo. Ovvero?

Devi evitare fraintendimenti e rendere l’operazione più fluida. Ad esempio lavorando sul microcopy e attuando una serie di strategie di marketing adatte allo scopo. Come, ad esempio, la creazione di un account facoltativo: puoi dare dei benefit a chi decide di creare un profilo ma non lo imponi.

Ridurre il tasso di abbandono dei carrelli su un e-commerce

Per lavorare meglio può essere utile avere un assistente online sempre disponibile. Vale a dire una chat che permette al cliente di risolvere eventuali dubbi e problemi. Magari puoi sfruttare l’intelligenza artificiale per implementare questo assistente online sempre disponibile. Per approfondire, puoi dare uno sguardo a questo articolo che spiega perché è importante avere una chat sul sito web e sull’e-commerce.

Utilizza le email per raggiungere i tuoi clienti

Una delle strategie migliori per recuperare carrelli abbandonati e clienti indecisi: il lavoro di email marketing. Se hai un buon programma per inviare newsletter – e se hai deciso di fare sul serio con l’e-commerce non puoi farne a meno – puoi impostare una serie di campagne. Obiettivo?

Ricordare ai clienti registrati che c’è un prodotto in uscita che aspetta un’azione precisa. Questa soluzione – tecnicamente nota come remarketing – è utile quando il processo è stato interrotto a causa di un ripensamento o un problema improvviso. Ad esempio se il sito web mostra all’improvviso una pagina di errore, la connessione viene meno o l’acquirente viene distratto da un elemento esterno di disturbo.

Da leggere: come creare una newsletter

Avvia delle campagne di advertising adeguate

Sai cosa funziona veramente bene quando hai bisogno di recuperare carrelli abbandonati e clienti che hanno mostrato interesse per un prodotto ma non hanno completato l’acquisto? La risposta è semplice: la pubblicità dinamica che cambia in base alle esigenze del pubblico, vale a dire il retargeting.

Che è diverso dal remarketing. Nel primo caso ci rivolgiamo a un pubblico che ha interagito con il sito web e ha mostrato interesse, anche scegliendo dei prodotti senza completare l’acquisto. Nel secondo, come anticipato nel precedente paragrafo, intercettiamo chi ha lasciato l’email e ha un carrello pronto.

Ma non solo. Per ottenere buoni risultati dobbiamo aggiungere un pixel di tracciamento e monitorare il comportamento del pubblico sulle pagine web. In questo modo, sia su Facebook e Instagram che su Google possiamo realizzare delle campagne di retargeting per fare in modo che ogni cliente interessato al brand sia invogliato a completare il suo acquisto. Mantenendo il lead nel funnel di vendita.

Condizione indispensabile per lavorare su questo fronte e massimizzare il ritorno degli investimenti: lavorare con un consulente di digital ADS con esperienza e competenza. In modo da ridurre il costo per click e aumentare i profitti generati da ogni inserzione pubblicitaria su Facebook, Instagram o Google.

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