Programmare: intervista ad Andrea Sinforici

Andrea e io ci conosciamo dal 1999. Ci siamo incontrati per la prima volta a Firenze. Non lavoravamo ancora insieme. Eravamo lì per motivi diversi. A presentarmelo è stato un mio caro Cliente che mi disse: “È una brava persona e un programmatore eccezionale”.

Intervista ad Andrea Sinforici, analista e programmatore

Andrea era appena rientrato dal Messico dove ha vissuto per diversi anni. Abbiamo iniziato subito a collaborare insieme. Ha contribuito alla realizzazione di tutti i progetti informatici di MarkCom. Lavora “dietro le quinte” ormai da più di quindici anni.

Andrea Sinforici
Gestisce e coordina i progetti tecnici di MarkCom partendo dallo studio ed analisi, disegno dei database fino alla integrazione con i gestionali aziendali. Cura lo sviluppo delle applicazioni web. Di poche parole. Vede il progetto “dall’alto”. E dice sempre ciò che pensa.

Ciao Andrea, come hai iniziato a lavorare?

La prima volta che ho ricevuto soldi per un lavoro è stato in occasione di una vendemmia. Niente a che vedere con quello che  avevo studiato. Poi sono stato assistente di laboratorio in una scuola. Il primo lavoro vero è stato presso una società che progettava e vendeva radar militari.

In Messico ho collaborato con la Axxis Consulting e Sybase. Ho gestito progetti per la commissione nazionale bancaria e la borsa di valori di Città del Messico. Lì ho tenuto corsi di disegno e amministrazione di database relazionali.

L’attività di formazione mi è servita molto. Quando devi spiegare quello che fai, impari sempre qualcosa di nuovo. E riesci a capire meglio le esigenze delle persone.

Che cos’è per te programmare?

La programmazione di software è un’attività divertente. Quello che mi piace di più è la fase di analisi e progettazione. Costruire le basi per lo sviluppo successivo è fondamentale. È in questa fase che si determina il successo dell’intero progetto.

Mi concentro sull’analisi delle esigenze del cliente, sulla scelta degli strumenti, sul disegno del database. La scrittura del codice è l’aspetto più noioso, ma necessario. Anche gli aspetti relativi all’ottimizzazione sono interessanti. La rifinitura fa la differenza.

Che cos’è per te l’etica?

Agire e lavorare in maniera conforme alla propria coscienza. È una guida che ti fa scegliere la strada più corretta, più rispettosa delle esigenze altrui. Sembra una parola superata, vecchia. In nome dell’etica mi sono rifiutato di fare cose che non ritenevo giuste. E ne ho pagato il prezzo.

Si può programmare con etica?

Si deve. Nel mio lavoro, vuol dire cercare di ottenere un risultato che riesca a risolvere le necessità del cliente. Non sempre ci si riesce, ma non deve essere per volontà negativa o scarso impegno. Il “Basta che funzioni” non lo digerisco. Preferisco: “È fatto bene e funzionerà per anni”.

Qual è il progetto più complesso che hai realizzato?

E’ difficile dirlo. I progetti sono complessi per la quantità di codice, per la difficoltà di analisi, per gli strumenti da utilizzare, per il numero di persone coinvolte. Uno dei progetti che ho realizzato aveva tutte queste caratteristiche: un software per il controllo delle presenze che doveva funzionare in hotel di grandi dimensioni.

Un intreccio complesso di possibilità e di eccezioni sulle quali confrontare gli accessi in entrata e uscita. Ho dovuto realizzare un algortitmo che ottenesse tutte le casistiche e verificasse eventuali mancanze. Ci ho perso la testa ma poi ci sono riuscito.

Cosa ti dà soddisfazione sul lavoro?

Riuscire a risolvere un problema o un bug è una bella soddisfazione. Alla fine sono tutti contenti. Meno quando ci sei in mezzo e non sai dove sbattere la testa. È gratificante sapere di aver fatto un buon lavoro. In modo particolare quando è il cliente ad essere soddisfatto e arrivano i complimenti.

Cos’è per te la parola Cliente?

E’ colui che ti paga. Ma non per questo ha sempre ragione. Il mio compito è quello di analizzare le esigenze: quello di cui ha bisogno il cliente. Quando lavoro su una richiesta specifica, non mi accontento di soddisfarla. Cerco di capire le motivazioni reali. E se mi accorgo che quello che sto facendo non risolverà il problema, lo faccio presente.

Cos’è per te l’Assistenza?

Risolvere un problema del cliente in maniera ottimale e il più presto possibile. Ho imparato il valore dell’assistenza in Messico. Nelle società di sviluppo software i tempi di risposta sono immediati e si cerca di dare una soluzione in tempi molto brevi. Mi sono abituato a lavorare in questo modo. La considero il vero valore aggiunto del mio lavoro.

Quali sono i tuoi hobby?

Il mio hobby preferito è seguire Alessio, mio figlio, che gioca a baseball. È lui nella foto. Lo seguo con passione da quando era bambino. Anni fa praticavo il sub. Spero di riuscire a praticarlo ancora. Lo sport è molto importante per chi lavora molte ore con il computer.

Ad un giovane che inizia oggi a lavorare come programmatore, quale consiglio daresti?

Gli darei tre consigli. Il primo: non smettere mai di studiare, tieniti aggiornato. Dedica del tempo per seguire corsi e imparare nuove tecniche di programmazione. Il secondo: guarda i progetti che ti vengono affidati da tutti i punti di vista. Terzo: cerca sempre la soluzione migliore, non quella più veloce da realizzare.

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Diego Ricci

Innamorato di Internet, dal '97 mi occupo di servizi web per piccole e micro imprese. Ascolto e analizzo le esigenze dei Clienti e propongo soluzioni. Amo la buona compagnia, lo stare insieme e le cose semplici come una birra al pub.

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